Lenovo, soluzioni edge e IoT per conquistare il mercato manifatturiero – Industria Italiana

Lenovo, soluzioni edge e IoT per conquistare il mercato manifatturiero – Industria Italiana

Il quartier generale di Lenovo

Cosa può succedere quando uno dei maggiori produttori di hardware IT entra nel segmento delle tecnologie per l’industria e della digital transformation? Non lo sappiamo ancora, ma lo vedremo presto, perché è proprio quello che è appena successo: Lenovo, un marchio che non ha bisogno di presentazioni, ha messo a punto negli ultimi mesi un’interessante e ampia gamma di prodotti e soluzioni dedicati alle aziende, sue storiche clienti. Ma questi nuovi prodotti sono pensati per il comparto OT, e sono nati per equipaggiare le unità di produzione, le linee di montaggio, i reparti di ricerca e sviluppo, le aule del training. Si tratta insomma di dispositivi ideati per accelerare la digital transformation, che Lenovo ha ribattezzato “Intelligent Transformation”: di qui il nome dell’evento itinerante – “Accelerate” – durante il quale sono state presentate le soluzioni. Mostrando come potessero far crescere e accelerare il cambiamento nelle fabbriche. L’appuntamento è servito per mettere in rilievo il potenziale dei prodotti in modo che fungano da facilitatori e acceleratori del processo di cambiamento in atto nei reparti di produzione delle aziende.

Oltre ai prodotti dedicati in modo specifico all’OT, sono stati mostrati anche hardware dedicati al datacenter IT ma che sono stati progettati tenendo presente la necessità di integrare dati provenienti da, o diretti a, stabilimenti e linee produttive – parliamo per esempio di server adatti alla realizzazione di architetture miste hybrid cloud/iperconvergenti con elevate velocità di risposta sulla parte storage e predisposizione all’installazione di multiple unità di calcolo speciali (tipicamente Gpu tipo Nvidia) per l’impiego con algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning. Per non trascurare nulla, Lenovo ha anche messo a catalogo nuovi tipi di thin client diversificati a seconda dell’utilizzo tipico come edge computer o PC generico e monitor predisposti ad accogliere i client appena citati trasformandosi in una sorta di all-in-one. Per avere una panoramica dei nuovi prodotti potete dare un’occhiata a questo articolo che abbiamo pubblicato in concomitanza all’evento.

Qui invece passiamo rapidamente in rassegna alcuni dati e strategie che il management Lenovo ha illustrato durante le giornate di Accelerate. I piani generala della multinazionale ci sono stati delineati da Jørn Rønning, Director Large Enterprise e Public Sector Business, che parlando del nuovo claim “Smarter Technology for all business” ha spiegato che «l’obiettivo dell’azienda è di fornire agli utenti business le più sofisticate soluzioni di computing disponibili al mondo. Per fare questo abbiamo suddiviso la nostra offerta in Smarter Devices, che puntano a mettere a disposizione dell’utilizzatore una scelta di dispositivi intelligenti che esaltino le loro capacità; Smarter Workplaces, con l’obiettivo di rendere più efficiente l’IT e migliorare l’esperienza utente; Smarter Businesses, che mira a rendere più “smart” le aziende attraverso l’utilizzo di tecnologie emergenti, come per esempio la realtà aumentata».

Jørn Rønning, Director Large Enterprise e Public Sector Business Lenovo Emea

La strategia ha permesso a Lenovo di raggiungere ottimi risultati in termini di penetrazione sul mercato business: oggi, un PC aziendale su tre è un Thinkpad. Nel settore del workstation, dove è entrata da soli 3 anni, il colosso cinese ha un market share del 21% con prodotti che vanno dal ThinkPad P53 alla ThinkStation P920, dotata di due GPU Nvidia Quadro e ottimizzata per compiti legati all’intelligenza artificiale e al machine learning. La parte di Smarter Workplace è declinata in tre linee di offerta: una punta sul Premier Support, con l’utilizzo di device Windows 10 di concezione moderna con provisioning low-touch o no-touch (adatti quindi a essere gestiti da remoto), e del concetto di DaaS, Desktop as a Service; un’altra sui desktop ThinkSmart, pensati per l’utilizzo in ambienti collaborativi (ma anche negli home office); la terza linea infine tratta la security («La cybersecurity è una questione che riguarda direttamente il ceo» ha affermato tra l’altro Rønning) con il brand ThinkShield.

Pannello demo di componenti ThinkIoT

Per quanto riguarda lo Smarter Business, Rønning ha citato il nuovo brand ThinkReality, per l’utilizzo in azienda di soluzioni per la realtà aumentata. Fanno parte dell’offerta prodotti hardware come l’headset A6 («primo dispositivo per la realtà aumentata progettato in modo specifico per gli impieghi business» asserisce Rønning), ma anche software di sviluppo device & cloud agnostic, e servizi per semplificare all’utilizzatore le fasi di creazione, installazione e gestione del software e del sistema. E ha anche citato ThinkIoT, il brand con il quale la multinazionale identifica quei dispositivi che riescono a portare intelligenza all’Edge, come il Nano nella sua versione fanless, racchiusa in un case ad alta resistenza pensato apposta per gli impieghi negli stabilimenti, posizionato accanto alle linee di produzione.

Lenovo ThinkReality AR

E parlando di Edge computer entriamo nel territorio dell’OT. È Emanuele Baldi, Country General Manager di Lenovo Italia, a dare qualche dettaglio in più, in particolare sulla strategia «La nostra è la strategia delle tre “S”- spiega Baldi – ovvero Smart IoT, i nostri device, gli oggetti che mettiamo a disposizione e che sono pronti a essere interconnessi al mondo; la Smart Infrastructure, ovvero il backbone che supporta lo Smart IoT; e Smart Vertical, ovvero l’unione delle componenti Smart IoT e Smart Infrastructure, a costituire le soluzioni per mercati verticali da proporre ai nostri clienti, principalmente negli ambiti del retail, del manufacturing e dell’Oil&Gas».

Emanuele Baldi, Country General Manager di Lenovo Italia

«Il mercato dell’Industry 4.0 vale 3,2 miliardi di euro, più altri 700 milioni di business collegati – continua Baldi, basandosi su dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano – e la crescita del comparto è stata del 35% nel 2018. Un mercato che vogliamo indirizzare con le nostre soluzioni complete. Qui è “One Lenovo” che propone le soluzioni, non è più la parte PC o i server o gli smartphone. È l’insieme che ci consente di vincere un mercato di queste dimensioni. E tutto questo si applica alle cinque tecnologie principali, ovvero Industrial IoT, Industrial analytics, Cloud Manufacturing, Advanced automation e 3D Printing. Tutto questo costituisce un’opportunità non indifferente, se riusciamo a sviluppare delle tecnologie (anche software) che interconnettano i device. E questa è la ragione del grande investimento che stiamo facendo sull’intelligenza artificiale».

Yoga, l’ultimo pc di Lenovo

Baldi ha sottolineato che la completezza dell’offerta è il punto di forza dell’azienda, la quale, ha tenuto a ribadire, «non è una PC company». In effetti, Lenovo in qualche modo patisce ancora questa etichetta che le è stata appiccicata addosso quando esplose sul mercato acquisendo il business dei PC da Ibm. Da allora, e per anni, è stata considerata una realtà produttrice di PC. In realtà, l’offerta della multinazionale ormai spazia su tutto l’IT aziendale, dai PC alle workstation, dai thin client ai server, dalle workstation ai device mobili (tablet e smartphone, ma anche occhiali per RV/RA), oltre a un portfolio di prodotti per i data center e di servizi; e ora, anche linee dedicate all’Industrial IoT, con edge server ed edge computer. È anche vero che la storia aziendale è piuttosto lunga, ma la trasformazione da PC company a fornitore globale di soluzioni IT è ben più recente, iniziando di fatto nel 2014.

Lenovo ThinkSystem SR655. Fonte Lenovo

Chi è Lenovo

Nata 35 anni fa con il nome di Legend, divenne nel 1997 la prima azienda di PC in Cina. La trasformazione in Lenovo avviene con l’acquisizione del business dei PC da Ibm, alla fine del 2004, quando l’azienda era l’ottavo produttore mondiale di PC. Nel 2013 diventa numero 1 al mondo nei personal computer. Nel 2014 rileva da Ibm anche il business dei server “industry standard”, ovvero a base Intel. Nello stesso anno acquisisce anche il produttore di smartphone Motorola, mentre nel 2015 stipula un accordo con Fujitsu per la produzione dei personal computer. L’azienda vende in 180 Paesi e ha uffici in 60 nazioni. Dei suoi 57mila dipendenti, il 35% è donna e fra i primi 100 manager ci sono 20 diverse nazionalità.

Le revenue del Gruppo Lenovo divise per zone geografiche. Fonte Lenovo al 31 giugno 2019

La multinazionale vanta 15 centri di ricerca e sviluppo nel mondo, e una parte cospicua degli investimenti in R&D (che ammonta a circa 1,4 miliardi di dollari l’anno) riguarda l’IoT e l’intelligenza artificiale, tema al quale sono dedicati quattro specifici Innovation Center. «Siamo un’azienda innovativa e puntiamo a sviluppare le tecnologie del futuro. Usiamo gran parte di questi soldi per intelligenza artificiale, perché è lì che si farà la differenza in futuro, e noi ci vogliamo essere» conferma Baldi. Il colosso cinese arriva da nove trimestri consecutivi di crescita anno su anno del fatturato, che è di 13,5 miliardi di dollari. I profitti dell’ultimo trimestre, chiuso all’inizio di novembre, sono saliti rispetto all’ultimo anno del 45%.

Il quartier generale di Lenovo

Nella regione Emea, che rappresenta circa un quarto del mercato globale dell’azienda, Lenovo esibisce ottime performance: numero uno nei settori Enterprise PC (40% di share) e Consume PC, numero 2 nelle PMI (22% share), in crescita del 12% nelcomparto data center e di un 41% nel settore della telefonia cellulare.

Le revenue del Gruppo Lenovo. Fonte Lenovo al 31 giugno 2019

In Italia, la società è stabilmente al secondo posto nel mercato dei PC con il 29,4% di quota, ha il 34,4% negli Enterprise PC ed è prima nel mercato education con il 35% di share. Ha anche il 22,3% di share nel settore delle PMI. La crescita di alcuni settori verticali quest’anno è stata in Italia molto rapida: +41% sulle workstation, +45% sui thinkpad, +51% sui desktop, e addirittura +90% sui visual ovvero i monitor – quest’ultimo dato è anche dovuto al fatto che la multinazionale aveva trascurato quel mercato e solo negli ultimi mesi ha avuto nuovamente a catalogo periferiche aggiornate di questo tipo.

Carlo Barlocco, Executive Director, Mobile Business Group, Europe Expansion Lenovo

Motorola by Lenovo

Dopo tutti questi discorsi sul B2B e sulle tecnologie per il manufacturing, la fabbrica intelligente e l’IoT, potrebbe sembrare strano parlare di Motorola, un brand essenzialmente consumer e specializzato nel segmento degli smartphone. Il fatto è che questo storico brand della telefonia mobile è stato acquisito da Lenovo cinque anni fa, quando la casa madre Motorola aveva deciso di concentrarsi su altri mercati. Gli smartphone Motorola mantenevano quote interessanti in alcuni mercati (segnatamente Sud America con il 20% circa del mercato, ma anche in Nord America lo share era a doppia cifra), mentre in altri la situazione era meno rosea. Nel mercato europeo, invece, il marchio era un po’ sbiadito, e quindi la multinazionale ha deciso di rilanciarlo. Ci sono pochi dubbi che l’azienda cinese voglia ripetere i successi riportati con i PC e i server. E per mostrare che fa sul serio, ha iniziato rubando un manager di spicco a un noto concorrente coreano, leader nella telefonia mobile. Parliamo di Carlo Barlocco, che ha la carica di Executive Director, Mobile Business Group, Europe Expansion Lenovo.

La multinazionale produce da tempo smartphone che vende in Cina con il suo marchio, ma nel resto del mondo usa il brand Motorola. Il Mobile Business Group viene da 4 trimestri consecutivi di profitti: secondo Barlocco, che ha portato nell’azienda anche altri membri del suo staff, la prima cosa da fare era mettere i conti a posto, e poi occuparsi di strutturare il portafoglio prodotti. «Negli ultimi tempi abbiamo tolto dal catalogo i prodotti più datati, e questo ha provocato una lieve flessione delle vendite, ma da qualche mese abbiamo una gamma di prodotti completamente nuova con un posizionamento che va dall’entry level al midrange. Avremo a breve alcuni annunci molto innovativi che riporteranno Motorola nella fascia alta e altissima della gamma degli smartphone –  promette Barlocco – l’innovazione non riguarderà solo i form factor, il design o i materiali, ma anche i contenuti tecnologici. All’inizio del 2020 metteremo sul mercato anche i modelli 5G». A quanto sembra, il teatro degli annunci potrebbe essere il Mobile World Congress di Barcellona, il più importante appuntamento europeo per il settore della telefonia mobile.

Ma come funziona la nuova Motorola? «Potremmo dire con una battuta che Motorola in Europa è un po’ una sorta di startup – spiega Barlocco – solo che è garantita dalla spinta di un’azienda da quasi 60 miliardi di dollari. In realtà, il progetto di rilancio del brand è molto complesso e ambizioso, e inizia proprio dall’Italia dove abbiamo l’headquarter Emea e da dove provengono molti dei manager. Proprio per la complessità del progetto, il team che segue Motorola non è separato ma è costruito all’interno di Lenovo, e quindi sfrutta l’operation, la struttura, la capacità di comunicazione, progettazione e sviluppo della multinazionale cinese, che è un modello unico di multinazionale globale».

Quali saranno dunque le linee guida di Motorola per lo sviluppo dei nuovi prodotti? «Non si parte più cercando di fare il prodotto più leggero o più sottile, oggi è importante partire dall’esperienza che vuole il consumatore. Il quale cerca mobilità, ma anche connessione ovunque, e consistency fra quello che è il suo utilizzo e la sua familiarità con i prodotti. Oggi il colosso cinese è in grado di garantire un’esperienza di mobility come poche aziende al mondo, fatta di smartphone ma anche di tablet e di notebook, una soluzione davvero trasversale. Integrando Motorola in Lenovo, otterremo una ancora maggiore interoperabilità e il consumatore potrà godere di ulteriori benefici dal lifestyle del produttore cinese. Noi cerchiamo di aiutare i nostri clienti nella quotidianità senza essere invasivi. Si vede anche dai sistemi operativi che montiamo, il nostro Android è poco appesantito, poco customizzato, un Android volutamente leggero per garantire una durata maggiore della batteria, per non imporre la nostra customizzazione lasciando spazio al consumatore di scegliere magari un set di app diverse in base alle proprie esigenze. Oggi il 40% degli italiani dice di accedere a Internet solo attraverso lo smartphone. Questo ci fa capire come questo oggetto stia sempre più al centro delle esigenze delle persone, non solo per la vita privata ma anche per la produttività».

(Ripubblicazione dell’articolo pubblicato il 4 dicembre 2019)