IoT, al centro dell’evoluzione digitale – Inno3

IoT, al centro dell’evoluzione digitale – Inno3

Oggi sono circa 26 miliardi gli oggetti connessi. Le stime degli analisti di pochi anni fa sono state ampiamente superate. Nel 2015, per esempio, Gartner prevedeva si sarebbe raggiunto questo numero solo a fine 2020.
A contribuire al galoppo della crescita l’innesco dell’evoluzione digitale di prodotti, servizi e processi, in due parole: la trasformazione digitale. Infatti, mentre nel 2015 Internet of Things cresceva agganciata alla diffusione dei dispositivi per salute, fitness, l’infotainment in automobile e il controllo dei consumi, oggi è riconosciuto che non c’è digital transformation possibile in azienda senza IoT

Il Barometro IoT 2019 racconta che questa è l’opinione del 72% di chi ha introdotto queste tecnologie per trasformare la propria realtà, riconoscendo di avere raggiunto risultati tangibili e misurabili in diverse aree strategiche grazie ad IoT.

A livello globale gli investimenti in soluzioni IoT hanno raggiunto, a fine 2018, 255 miliardi di dollari con una previsione di crescita a media annua (Tcma) superiore al 25% per i prossimi anni (fino al 2021). Si spende per l’Industrial IoT (IioT) – in ambito manifatturiero, trasporti, e utility) e a spendere sono le organizzazioni con modelli di business asset-intensive. 

Trend Mondiali dei digital enabler

Il report Il Mercato Digitale italiano (2018-2021) di NetConsulting cube spiega come il paradigma degli oggetti connessi e l’elaborazione dei dati prodotti qualifichi questa tecnologia come digital enabler all’interno delle aziende. Oggi il 48% dei Cio di aziende italiane medio/grandi ha già in agenda progetti in questa direzione.

Ecco, in Italia parliamo di un mercato che nell’anno appena concluso ha sfiorato il valore di 3 miliardi di euro (+14,5% di crescita anno su anno, con un trend in coerente prosecuzione). I progetti in ambito industriale riguardano soprattutto la manutenzione predittiva e il management degli asset, la tracciabilità lungo la supply chain (in relazione anche alla blockchain), le filiere di settore e infine la logistica. Si conferma attivo il primo driver di crescita di IoT nel passato, e cioè il mercato consumer, tanto più in relazione ai dispositivi di comando vocale e alla domotica in generale.

Il mercato IoT in Italia (Fonte: NetConsulting cube, 2019)

Non sono poche le tecnologie che – dal basso – contribuiscono a cambiare gli scenari, anche quelli di consumo di immediato impatto sugli utenti finali. Per esempio, fanno parte della sfera IoT anche i servizi assicurativi ottimizzati in relazione alla modalità di utilizzo dei veicoli (tramite black box per esempio) e sono in corso anche da parte della PA, per esempio in Lombardia, modelli di utilizzo di questi dispositivi per consentire il monitoraggio dei veicoli più inquinanti fino ad un certo numero di chilometri all’anno. 

La crescita in futuro si lega direttamente all’evoluzione e alla diffusione delle tecnologie 5G, alla capacità di sfruttare advanced analytics sui big data, quindi allo sviluppo di infrastrutture di edge computing, a blockchain (come già spiegato) e dal punto di vista strettamente tecnologico allo standard Low Power Wide Area Network, soprattutto nell’ambito dello sviluppo dei progetti per le smart city.

E’ chiaro che tutte queste tecnologie non necessariamente sono vincolanti per la realizzazione dei progetti. Vi sono infatti progetti IoT virtuosi che possono essere realizzati anche con connettività “povera”, quando la velocità di trasmissione dei dati e le latenze non sono vincolanti, così come vi sono sistemi di controllo che sfruttano IoT che naturalmente non hanno alcun bisogno della blockchain, per esempio quando si parla dei sistemi di manutenzione industriale.

Tra le sinergie tecnologiche tra i diversi digital enabler non si può evitare di nominare le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale, in stretta relazione con la disponibilità di big data. L’AI potrà infatti rendere fruibile il valore dei dati, attraverso algoritmi e capacità di machine learning, e così portare all’adozione di modelli avanzati di utilizzo oggetti, macchinari, ambienti. Non sono elencabili i progetti realizzabili utilizzando IoT nelle diverse industry (utility, health, manufacturing, governance, etc.).

Allo stesso tempo, tra le criticità su cui è necessario innalzare il livello attenzione, la sicurezza è la più importante e da considerare, in ambito IoT, ancora più vincolante. Non per nulla l’Enisa (Agenzia Europea per la Sicurezza Informatica) indica nella sicurezza by design l’unico approccio possibile. Quando il funzionamento anche delle infrastrutture critiche (utility, telco, industria) si affida ai sensori e ai dati prodotti, è intuibile comprendere la fragilità. 

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