Così l’IoT può cambiare il mercato delle assicurazioni sanitarie – Il Sole 24 ORE

Così l’IoT può cambiare il mercato delle assicurazioni sanitarie – Il Sole 24 ORE

tecnologie e business

La leva tecnologica può giocare un ruolo essenziale, diventando un essenziale fattore abilitante per il monitoraggio della salute

di Alessandro d’Adda * e Claudio Fortunati **


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(EPA)

4′ di lettura

In Italia curarsi è ancora una faccenda privata. A fronte di un sistema pubblico che arretra (nel 2010 la spesa sanitaria era il 7,1% del Pil, oggi è al 6,4%), nel 2018 la spesa privata è arrivata a 37,7 miliardi, con un incremento del 12% rispetto al 2017. Secondo l’Osservatorio MBS Consulting sui fabbisogni di welfare delle famiglie italiane, ogni nucleo familiare spende in media 1.476 euro all’anno. Il punto è che il 90% della spesa sanitaria privata è «out-of-pocket», non intermediata. Questo significa che le assicurazioni intercettano una quota marginale di questo mercato. Le coperture sanitarie collettive non superano infatti i 2 miliardi di raccolta, nonostante la spinta dei contratti di categoria e dei programmi aziendali di employee benefits, mentre il mercato retail, già inferiore a 1 miliardo di premi, è addirittura in contrazione.

Lo sforzo fatto dalle compagnie in termini di innovazione e modularizzazione dell’offerta sanitaria non sembra dare ancora i frutti sperati: i prodotti e i servizi permangono complessi da spiegare al cliente, costosi e in molti casi poco collegati ai «bisogni reali» dei consumatori. Quello delle assicurazioni sanitarie resta insomma un mercato di offerta e non di domanda. Tuttavia, esistono a nostro avviso alcune ragioni socio-demografiche e un fattore abilitante che possono favorire questa trasformazione.

Uno sguardo ai clienti.
Dal punto di vista del mercato, uno dei trend di maggior rilievo è la crescente attenzione dei consumatori al “wellness”, un combinato di abitudini alimentari, stili di vita, attività sportiva e cura personale per il quale le famiglie hanno speso oltre 20 miliardi nel 2017, con un trend atteso in forte crescita. In parallelo, l’invecchiamento della popolazione – tra il 2010 e il 2017 gli over 65 sono cresciuti di 1,3 milioni (+11%) – porta con sé l’aumento dell’incidenza delle patologie croniche, come cardiopatie, diabete, disturbi respiratori: 4 italiani su 10 sono pazienti cronici, uno su cinque ha almeno due di queste patologie (i cosiddetti «cronici complessi»).

In questo contesto, la leva tecnologica può giocare un ruolo essenziale: l’Internet of Things può diventare un essenziale fattore abilitante per il monitoraggio della salute. L’evoluzione tecnologica degli oggetti connessi è rapidissima: smart-watch che misurano il nostro stato di salute, abbigliamento ed equipaggiamenti sportivi connessi che seguono l’attività sportiva in tempo reale, applicazioni che supportano il regime alimentare. Saranno 57 milioni i dispositivi connessi M2M (machine-to-machine) in Italia nel 2019 (Fonte: Cisco Visual Network) con una crescita importante attesa nei prossimi anni, che affiancheranno l’ormai onnipresente smartphone. Non è difficile ipotizzare che tali oggetti connessi potranno dotarsi di vere applicazioni mediche in tempi relativamente brevi.

I grandi player tecnologici – Apple in testa – si stanno già muovendo: basti pensare che il loro ultimo modello di smart-watch rende disponibile una funzione di elettrocardiogramma. E che Tim Cook ha recentemente dichiarato che il più grande contributo di Apple all’umanità risiederà nella capacità di migliorare la salute dell’uomo.