IoT per la riqualificazione energetica e la manutenzione intelligente – Lumi4Innovation

IoT per la riqualificazione energetica e la manutenzione intelligente – Lumi4Innovation

L’Internet of Things può essere alleata della riqualificazione energetica, che rientra nel novero delle proroghe previste dalla Legge di Bilancio, in discussione al Senato. Nel testo c’è una novità assoluta: l’introduzione per il 2020 del “Bonus facciate”.

IoT per la riqualificazione energetica: il Bonus Facciate

È una detrazione Irpef del 90% per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici pensata per incentivare interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici. Non ci sono limiti di spesa né di reddito applicati alla detrazione e tra le voci è compresa. In questo momento resta da chiarire se tale bonus possa essere applicato in caso di cappotto termico. Se così fosse diventerebbe interessante incentivare non solo lavori tradizionali, ma anche sviluppare la possibilità di introdurre l’Internet delle Cose nel raccogliere dati utili sullo stato dell’involucro. Di più: si potrebbe considerare l’integrazione del monitoraggio energetico, sismico, idrico e, volendo, ambientale. Sono tutte possibilità al vaglio e che già si stanno sperimentando col progetto ELISIREnergy, Life Styled and Seismic Innovation For Regenerated Buildings, portato avanti dall’Università di Brescia, come capofila, e da partner quali Schneider Electric, Politecnico di Milano, ESEB – Ente Sistema Edilizio Brescia.

IoT per la manutenzione smart: l’uso degli oggetti connessi

Al centro del progetto ELISIR ci sono i connected object, o smart construction object, elementi costruttivi sensorizzati che tramite device IoT sono in grado di fornire informazioni utilizzabili in fase d’uso o di posa. Un esempio è il cappotto termico sensorizzato, progettato dall’Università degli Studi di Brescia, utile per interventi di riqualificazione energetica del patrimonio costruito «che ha bisogno di implementare la qualità termica dell’involucro edilizio», afferma Lavinia Tagliabue, architetto e Assistant Professor presso l’Università di Brescia. Tramite questi “oggetti intelligenti” vengono raccolte informazioni e inviate a un sistema di raccolta dati grazie al quale è possibile avere un’indicazione sulla durabilità del sistema, sulla prestazione in tempo reale del sistema installato, monitorando nel ciclo di vita della costruzione l’effettiva riduzione dei consumi energetici oppure in futuro aprire ad altre potenzialità: «per esempio, nel caso del raccordo idrico sensorizzato l’idea è minimizzare le spese derivanti da problemi sulla rete idrica che conseguono interventi onerosi, dando così la possibilità all’oggetto connesso di avvisare, potendo fare manutenzione predittiva», spiega Tagliabue.

IoT per la riqualificazione energetica: le opportunità per l’edilizia

I risultati ottenuti già oggi permettono di comprendere le potenzialità offerte non solo dal cappotto termico (più precisamente è chiamato “intonaco sismico energetico”), ma anche dagli altri prodotti “intelligenti”: «si è ravvisato un miglioramento del comfort ambientale grazie alla finestra sensorizzata e alle possibilità offerte dalla ventilazione e dalle schermature solari. Inoltre, abbiamo testato un sensore sismico, all’interno dell’edificio, che consente di monitorare eventuali movimenti oppure di essere collegato a soluzioni di consolidamento anti sismico. I vantaggi offerti dalla sensorizzazione del raccordo idraulico sono dati dai risparmi dei costi di gestione del sistema. In ottica di filiera, ovvero di gestione del processo di riqualificazione dell’edificio sia a livello sismico sia energetico, tramite l’applicazione di soluzioni digitali abbiamo vantaggi in termini di ottimizzazione di tempistiche, di costi, Inoltre mediante la generazione dei modelli in grado di orientare il supporto delle analisi delle varie discipline, è possibile delineare scenari sulle possibili tecnologie da adottare e gestire meglio tempistiche e costi di riqualificazione».

Tutto questo non è fantascienza: la sperimentazione è stata condotta da due imprese edili in collaborazione con ESEB a riprova che è tecnicamente fattibile.

Gli interventi messi in atto possono essere adottati per svolgere deep retrofit, ovvero riqualificazione profonda. Tutto rientra nella grande potenzialità offerta dagli oggetti connessi e dalla loro installazione che apre a grande opportunità. «L’intenzione del progetto Elisir è creare una filiera digitale controllata di dati raccolti che possano fornire un servizio aumentato, con sistemi che abbiano una ricaduta sul mercato industriale e favorire una maggiore competitività sul mercato».

A ulteriore motivo di interesse c’è anche la possibilità di ottenere incentivi sotto forma di ecobonus per la riqualificazione energetica e incentivi per la sicurezza antisismica (sismabonus).

Infine, ci sono da considerare le ricadute positive dell’uso della sensoristica IoT per avviare il cosiddetto cantiere digitale: «Abbiamo collaborato con ESEB e con due imprese edili per comprendere diversi aspetti: per esempio, abbiamo indagato quale sensoristica utilizzare e come collegarla al BIM per aumentare i livelli di sicurezza in cantiere, controllando le varie squadre di lavoro nelle fasi d’intervento in cantiere, monitorare l’adozione dei dispositivi di protezione individuale, elevando la sicurezza e ottimizzando meglio i lavori», conclude l’architetto e docente.